mercoledì 26 luglio 2017

Recensioni a pagamento e altre amenità.






...e c'è anche qualcuno che paga per avere recensioni on line.

E' incredibile a dirsi, ma esistono dei pacchetti a pagamento per riempire di recensioni lo spazio discussioni di un prodotto, e se si tratta di un libro c'è gente che pare sia disposta a tutto, perfino di scegliersi uno pseudonimo femminile per assicurare al suo thriller un successo sicuro. Da quale base statistica abbia attinto, come abbia potuto convincersi del fatto che il lettore preferisca la scrittrice allo scrittore non è dato sapere, ma tant'è. 
Ma allora perché la Rowling si è fatta pubblicare con uno pseudonimo maschile?
Certo, se una macchina da soldi come la scrittrice di Harry Potter si sceglie uno pseudonimo è ben altra cosa. Non lo fa per menare il lettore per il naso ma per avere conferme, cercare un mercato nuovo, farsi giudicare da un pubblico ignaro del suo status. Se uno scrittore come King aveva sentito la necessità di farsi chiamare Richard Bachman, era perché forse scriveva troppo, sommergeva il suo editore di manoscritti, si metteva a serio rischio di inflazione. Insomma, ho parlato di gente che muove più soldi del calciomercato, mica bruscolini. 
Ma tutti quegli altri perché lo fanno? Mi viene difficile da capire e mi chiedo perché invece non provino semplicemente a portare rispetto al lettore. 
Dovrebbero  immaginarselo come una testa pensante, come una persona in carne e ossa e dotata di un sano senso critico e di una dignità tutta sua, quella che consente una scelta serena dei libri che intende portare a letto la sera. 
Dovrebbero  pensarlo lontano dai pregiudizi, capace di non legarsi a dei banali cliché, a non affezionarsi a delle abitudini. Magari dovrebbero immaginarselo più evoluto del cane di Pavlov o di quello zombie lento e claudicante che si abbatte con un colpo in mezzo agli occhi.
Uno pseudonimo come il mio, dietro al quale si nasconde una persona che ha scelto di non accavallare la professione con la passione, appare a questo punto come una cosa poco coraggiosa, priva di fantasia. Molto meglio comparire sulla propria pagina facebook con fotografie evidentemente false e volti di modelle o attrici di scarsa fama facilmente reperibili sul web, oppure adottare per sé e per i propri personaggi nomi americani, presi in prestito dalle peggiori idee dei peggiori film. Intendo quei nomi tronchi, quasi onomatopeici, quelli che qualche yankee rifila ai propri figli senza rendersi conto di averli chiamati come le esclamazioni dei fumetti. 
Qualcuno si è persuaso che conviene ambientare le sue storie fra i grattacieli dalle parti della Fifth Avenue, con taxi gialli che si fermano solo dinanzi ai ricchi, camerieri che pretendono mance che valgono un punto di PIL e ascensori privati che sbucano su attici sterminati e terrazzi con piscina.
Non sembriamo forse sufficientemente rimbambiti dal maggiore organo di propaganda del mondo che è Hollywood? E' sicuro che il lettore vada in astinenza se il protagonista della storia non è nato nel Wisconsin, cresciuto nello Iowa e diventato ricco nel Massachusetts? E' proprio necessario che vera faccia dell' autore sia irreperibile anche al più abile degli hacker e che il suo pseudonimo assuma un sesso diverso a seconda della convenienza?
Forse no, forse basterebbe scrivere bene, col cuore in mano e la mente lucida. 
Hemingway diceva, e io ne ho fatto motto: "non c'è niente di speciale nella scrittura, basta sedersi alla macchina da scrivere e mettersi a sanguinare". 
Non sarebbe male abbandonare le strategie pubblicitarie buone a vendere prodotti da supermercato e riconoscere alla promozione del proprio libro il rispetto e la serietà che si merita, e il tempo. Per vendere un libro occorre tempo, quello necessario affinché il passaparola si inneschi, i giornalisti abbiano modo di leggerlo e quella copia, ormai consumata, continui a passare da una casa a quell'altra. 
Le recensioni non si comprano. 
E' bene lasciare che scaturiscano dal cuore sincero di qualche vostro lettore, che avrà avuto modo, tempo e coraggio di mettersi a scrivere qualcosa per voi

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