mercoledì 6 giugno 2018

Perché si scrive











Si scrive, fra le altre cose, perché hai tanta roba dentro e devi fare spazio, perché i tuoi personaggi hanno un gran bisogno d'aria, perché ci sono mondi che tu hai visto, ma che gli altri non ci han fatto caso. 
Si scrive perché quella storia che hai intuito solo con la coda dell'occhio merita un seguito o perché sei seduto su un treno, e quello scorcio di paesaggio sporcato dal vetro del finestrino ti ha collegato insieme un paio di sinapsi piuttosto distanti fra loro. 
Si scrive perché tanto quella storia l'hanno già scritta tutti, ma secondo te non era così che la dovevano scrivere, perché il mondo è pieno di storie che aspettano solo qualcuno che le renda presentabili e perché, per una volta, vuoi essere tu a tirare i fili del destino. 
Si scrive perché vuoi cominciare da dove un altro avrebbe finito o perché vuoi finire dove un altro avrebbe cominciato.
Si scrive perché quella cosa non interessa a nessuno, e invece tu sei sceso di sotto e l'hai vista da vicino. Che sorpresa quel baccano, la polvere, le grida e quell'odore di sudore sano, come un nugolo di ragazzetti esagitati dietro ad un pallone.
Si scrive, secondo me, perché ci sono in giro un mucchio di persone interessanti che non sono esistite mai, come Madame Bovary, Capitano Achab o Terese Raquin. Passano gli anni e continui a sentire parlare di Renzo e Lucia, di José Arcadio Buendia o Dona Flor con i suoi due mariti. Ci deve essere una dimensione parallela dove questi sono diventati immortali, e nemmeno invecchiano più, non  oltre a quel tratto di penna dispettoso che gli aveva disegnato una ruga sulla fronte, un naso gigantesco o una gamba di legno. Chissà come se la passano il tenente Drogo, quel Montag o quel Jean Baptiste Grenouiolle?
Carol Gerber. Io, per esempio, vorrei conoscere Carol Gerber, ma anche Frannie Goldsmith o Beverly Marsh, se è per questo. Non sarebbe male se qualcuno dei miei personaggi potesse farmi avere notizie, che portasse loro un saluto.
Si scrive perché si ha invidia di quelli che si arricchiscono scrivendo. Certo, usano delle lingue diverse dalla nostra, che rimbalzano da un continente a quell'altro e che alla fine riescono a materializzarsi in immagini, fumetti e canzoni. 
Si scrive perché è impossibile farne a meno e perché, ogni volta che qualcuno comincia a leggere un tuo libro o attacca un tuo racconto, si riaccendono le luci su quei luoghi e su quei personaggi. Questi ultimi si svegliano, escono dall'animazione sospesa che li aveva costretti a dormire, si sgranchiscono e cominciano a ricomporre la storia che li riguarda.Ogni volta un po' diversi, si vestono dei panni che il lettore vede bene addosso a loro e cambiano un po' il volto, la statura ed il tono della voce, poi si girano intorno e non riconoscono più il posto, inondato da quel raggio di sole che quell'ultima volta non c'era o da quel venticello freddo che fa venire voglia di coprirsi. 
Ecco perché si scrive, perché il seme del mondo che hai sotterrato germoglierà ogni volta con una pianta leggermente diversa, ed il miracolo si compirà di nuovo.

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