martedì 19 giugno 2018

è arrivata l'ispirazione...








...perciò mi siedo al computer, regolo lo schienale della poltrona, subodoro le correnti d'aria, valuto il disturbo di fondo del televisore nella stanza accanto, del frigo che si accende più del solito, del gatto che sgranocchia le crocchette e del vicino, che si ostina a falciare un prato grosso come il Tennessee con un tagliabordi da giardino.
Lo vedo sudato, con la canottiera indossata al contrario, i peli a cespuglio sulle spalle e il rossore a  disegnare una mezzaluna sulla schiena. Non me ne curo.
Regolo nuovamente lo schienale.
Per pulirmi la coscienza verifico la posta di lavoro. Un cliente risentito per una mancata risposta potrebbe rovinarmi l'ispirazione, oppure rivolgersi altrove.
Nulla.
Cioè, non proprio nulla: un paio di petizioni, il rappresentante dell'energia con le tariffe più convenienti al mondo che è appena arrivato in città, donna russa cerca marito italiano, una sedicente banca che non è la tua e che ti consiglia di cambiare password.
Il vicino col tagliabordi deve essersi fermato sul limitare di un campo di cotone, dalle parti di Kingston Springs, e sta rabboccando la benzina. Quasi quasi le cicale riprendono a cantare ma  il 25 cc riparte ruggendo al secondo strattone di corda.
Notifica di Facebook sulla pagina autore.
Riduco a icona la pagina bianca, verifico e scopro di essere stato iscritto a un gruppo a mia insaputa. La ragazza sarda, nel frattempo, sfoggia gli occhiali nuovi e una scollatura non convenzionale. Scruto la foto per trovarle un difetto. Deluso, rimando alla prossima occasione.
Capitolo 1
Per evitare di riformattare da capo, salvo con nome il mio ultimo romanzo fortunato, inanellando una serie di X seguite da un 1 fra parentesi. Conservo la prima parola e cancello le altre settantaduemila. Mentre lo faccio vengo colto dal dubbio. Interrompo e vado a verificare di avere conservato una copia nel computer, una nell'hard disk esterno, una nella tripla chiavetta USB, una nel doppio cd rom e una nel cloud.
Regolo lo schienale, soddisfatto: le copie ci sono tutte e posso tornare a cancellare a cuor leggero le settantaduemila parole meno la prima.
Pagina intonsa.
Inserisco i caporali, la e maiuscola accentata e mi preoccupo di quel personaggio scandinavo che so io, e che, prima o poi, mi richiederà la O tagliata dano-norvegese. Per pigrizia medito di levare un po' di sapore al personaggio chiamandolo Mario e, mentre rifletto, il gatto mi salta sulla tastiera e mi lecca il mento col sapore di aringhe del Mare del Nord. 
La prima parola del romanzo è sua.
Memorizzo e mi chiedo se il vocabolo possa ritornare un giorno utile per il nome di una località di fantasia, affacciata su un fiordo pittoresco e con un grosso albergo abbandonato sulle pendici nevose del monte alle spalle dell'abitato.
Seconda sosta lavoro del vicino nel prato e decimo like alla ragazza sarda con gli occhiali nuovi. 
Arriva la mail di un collega con un allegato pesantissimo. Trent'anni fa avrebbe mandato in tilt i calcolatori della NASA, da solo.
Mi stiro, riposo gli occhi scrutando il fondo blu-foschia dell'orizzonte e medito se iniziare con un incipit da sogno, qualcosa che possa passare alla storia:
"Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo"
"Chiamatemi Ismaele"...
Ci devo pensare. Come le canzoni troppo belle, che relegano l'album intero a essere il loro contenitore per l'eternità (no? Allora provate a dirmi i titoli degli altri otto pezzi di Hotel California...), gli incipit troppo riusciti potrebbero diventare un aforisma fine a se stesso. Mica tutti sono Tolstoj.
Verifico che le foto delle location siano tutte nella cartella. Ci sono, e fanno compagnia alle planimetrie, alle mappe, agli appunti, alla bozza messa giù mentre aspettavo quel cliente in ritardo di un'ora e mezza, alla lista dei tre possibili titoli.
Mi sgranchisco. 
Il vicino rumoroso, il gatto invadente, quell'altro felino che ti guarda con risentimento perché la sua ciotola è vuota nel centro (che ci crediate o no, i gatti giudicano la quantità di cibo nella loro ciotola valutando quanti croccantini siano raggruppati al centro. Gli altri, accumulati sul lato o saltati fuori effetto bomba a mano, li lasciano totalmente indifferenti). 
Una notifica what's app vecchia di tre ore (ho voluto risparmiare sul led lampeggiante e adesso mi faccio una figura da cafone al giorno) e la lavatrice che parte con la centrifuga. Sfido chiunque a ricordarsi del numero massimo di giri fino al terzo giorno dopo l'acquisto.
Bevo, faccio qualche addominale, guardo con pigrizia la coppia di manubri da cinque e mi pento. La bici è ferma in garage, da troppo tempo perché possa trovare una scusa che non susciti l'ilarità dell'intero pianeta. Valuto di cambiarmi la maglietta. Sono colto dalla certezza che la colazione per il mattino dopo sia relegata a un paio di fette biscottate un po' datate ma rinuncio al progetto di un salto al negozio. Impossibile parcheggiare. Impossibile arrivare alla cassa senza avere dinanzi la famiglia previdente, con la scorta alimenti per l'apocalisse, in formula di andata, ritorno e tempi supplementari.
Scelgo un vinile da mettere sul piatto. Sarebbe meglio dire che ne passo in rassegna una trentina prima di accorgermi  che ho le idee poco chiare. Prog italiano, rock, hard rock, dark, fusion e blues. Decido di chiedere aiuto al tubo.
Il computer, intanto, è andato in stand by e sta per cominciare la partita.
Capitolo 1, a domani.

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