mercoledì 9 maggio 2018

Abbiamo fatto l'Italia. Adesso dobbiamo fare i lettori...






I lettori nel nostro paese sono scarsi di numero. 
Non lo dico io, ci sono in merito delle statistiche piuttosto eloquenti. Se ci fosse ancora bisogno di una conferma, basta pensare a quei posti dove prima c'era una libreria (e invece adesso c'è un negozio di autoricambi o un rivenditore di intimo in franchising), e alle facce non sempre sorridenti dei rari librai sparsi qua e là. 
Al centro commerciale, per esempio, quello dove per parcheggiare devi marcare a uomo il tipo col carrello (nella speranza che ti ceda il suo prezioso posto dopo avere caricato l'auto), esiste sempre la grossa libreria della grossa casa editrice, e quello è l'unico posto in cui puoi fuggire dalla calca della domenica, dall'orda barbarica degli acquisti di Natale, dall'apocalisse zombie. Fra le mura rassicuranti della libreria, in un'atmosfera quasi bucolica, potrai trovare la tua oasi di pace, mentre il mondo fuori ribolle come il cratere di un vulcano.
Pur essendo poco numerosi lettori esistono. 
Abbiamo foto, video, testimonianze rilasciate da persone vere, rese anonime dai pixel sul volto e dalla voce alterata. Abbiamo anche le immagini di alcuni soggetti in carne e ossa, sorpresi guardinghi e sfuggenti con la borsa piena di volumi. 
Scrivendo, e avendo come ogni scrittore l'esigenza di vendere il più possibile, mi sono fatto un'idea di quali siano le tipologie più ricorrenti dei lettori e da quali spigolosità del carattere siano rese così particolari. 
Proverò a elencarle, cercando di usare un tono un po' canzonatorio e sperando ovviamente di non offendere nessuno (nel caso me lo direte e io mi scuserò):




QUELLI DELL'AUTORE UNICO





Sono assai numerosi. 
Nutrono una passione spontanea e incorruttibile verso un autore ben preciso e tendono ad arricchire la loro libreria quasi unicamente con i titoli del loro beniamino. I più numerosi sono i Kinghiani ma non mancano gli adoratori della Rowling, i Fabiovolisti e i seguaci di Dean Koontz. La pagina facebook di James Patterson, per esempio, ha oltre tre milioni e mezzo di contatti. Quelli dell'autore unico, qualche volta, sono resistenti alle altre proposte letterarie e tendono a rileggere più e più volte il medesimo libro. C'è chi è arrivato anche a dieci letture, compresa la versione in lingua originale e la curiosa edizione scritta in cirillico. Quelli dell'autore unico non si lasciano mai sfuggire la ristampa con la nuova copertina, la costosissima prima uscita pagata a peso d'oro su e-bay e il romanzo tradotto da quel preciso interprete. Un po' li capisco. Io, per esempio, ho una fissa per King, amo alla follia Koontz e mi sto prendendo un'infatuazione per Lansdale. Ma i nostri amici, quelli a livello patologico, non si accontentano del pur prolifico autore unico. Molti tendono a comprare i romanzi scritti dai parenti del beniamino, quelli buttati giù a quattro o sei mani e quelli evidentemente affidati a ghost writer piuttosto poco ispirati


QUELLI DEL LIBRO UNICO
                                               
                                               


Lo so, sto contorcendo la lama nella piaga sanguinante. 
Mi dispiace farlo, ma l'argomento andava prima o poi affrontato.
Quelli del libro unico te li trovi davanti in libreria sempre e unicamente quando hai fretta. Accorrono qualche giorno prima di Natale e si accalcano attorno alla pila di libri, quella che un minuto prima ha fatto inciampare la vecchietta col bastone. Stavano andando all'outlet, ma la coda fino all'angolo li ha convinti a rimandare. Arrivano, bancomat in mano, e si precipitano sul tormentone della stagione. Qualche volta, se va bene, è un buon romanzo che ha riscosso il successo meritato. In altre occasioni, invece, la montagna di volumi che oscura la vetrina sulla via dello struscio e il sole del pomeriggio, è la biografia di un calciatore più o meno a fine carriera o la raccolta delle battute meglio riuscite di un comico di tendenza. C'è poi il solito libro del conduttore Tv che esce tutti gli anni da almeno mezzo secolo e quello del cuoco, che ti insegna come cucinare la solita pastasciutta ma impiegandoci sei ore di lavoro.  
Quello del libro unico, di solito, si fa incartare il pacco per un regalo e qualche volta sfoglia altri volumi, per poi posarli con la promessa di tornare a comprarli. Non sarò certo io a dirvi che, la gran parte delle volte, si dimentica in un minuto dei propositi di acquisto.




QUELLI DELLE FASCETTE





Sono dei buoni lettori ma hanno scarsa fiducia nel loro intuito. 
Arrivano in libreria più o meno preparati, avendo ascoltato qualche dibattito e letto svariate recensioni dei libri in uscita e sono anche ben disposti a spendere qualche soldo dedicando il tempo che ci vuole per gironzolare fra gli scaffali. Quelli delle fascette, nella maggior parte dei casi, sono animati dalle migliori intenzioni ma poi, per pigrizia, finiscono col comprare solo i libri armati della fascetta. 
La fascetta sul  libro è il sogno di ogni scrittore. Qualche volta riporta lo stralcio della recensione di un celebre giornale, la battuta di una celebrità o la raccomandazione di un cantante in voga. Non manca il giubilo per le millemila copie vendute e per l'enorme successo occorso nelle centosettantacinque lingue in cui il libro sarebbe stato tradotto. 
Le fascette sono diaboliche. 
Qualsiasi mezzo di persuasione contengano, riescono a catturare l'attenzione di quelli delle fascette e a convincerli. Ci sono cascato io stesso e vi giuro, nonostante l'opinione autorevole riportata sulla fascetta in questione, a casa sono rimasto un po' deluso, non ritrovandomi le promesse scritte in rilievo sulla diabolica appendice e perdendo un po' di stima  verso quell'autore che l'aveva compilata. 



QUELLI DEL COMPRO MA POI NON CE LA FACCIO A LEGGERE

              



Credo siano una moltitudine, centinaia  se non migliaia.
Comprano, scaricano, accorrono alle fiere e riempiono carrelli. Quelli del "compro ma poi no ce la faccio a leggere", sono capaci di accumulare decine e decine di titoli per poi abbandonarli sugli scaffali, passando di tanto in tanto dinanzi all'esercito di anonimi dorsalini per poi andarsene con un gigantesco senso di colpa. I soggetti come "quelli del compro ma poi no ce la faccio", hanno il merito di mantenere in vita l'asfittica editoria nostrana ma l'esecrabile colpa di lasciare sfiancare i personaggi dei romanzi, che scalpitano inutilmente fra le pagine chiuse.



QUELLI CHE CHIEDONO TROPPO SPESSO I LIBRI IN PRESTITO





Voglio pensare che non abbiano idea di quanto lavoro ci sia dietro una pubblicazione, che non sappiano che lo scrittore non è quasi mai un riccone, che non siano al corrente che, in presenza di scarse vendite, la carriera di un bravo autore può comunque interrompersi. 
Quelli che chiedono i libri in prestito hanno un bidone dell'immondizia al posto del cuore  (cit.) e sarebbero capaci di gioire per un rigore dubbio fischiato fuori casa al novantatreesimo minuto di una partita memorabile (sfogo di rabbia). 
Quelli che chiedono il libro in prestito, probabilmente, non sanno che le royalty dell'autore sono calcolate sul prezzo di copertina, decurtato dagli sconti del libraio, dalle tasse, dalla spettanza della distribuzione (che qualche volta si mangia la metà del valore) e dai diritti dell'editore. Parliamo di centesimi a copia.
Mi chiederete se mi stanno simpatici.
Sì, perché molti miei lettori l'hanno candidamente ammesso in mia presenza e no, non erano tenuti a sapere quanto sfruttamento ci sia intorno ai diritti d'autore. 
Be', ora lo sanno.

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