sabato 10 marzo 2018

Abbiamo fatto l'Italia. Adesso dobbiamo fare gli scrittori...








Non è una mia sensazione, le statistiche lo confermano: in Italia il numero di scrittori sta superando quello dei lettori e la cosa è motivo di turbolenze e di qualche antipatico disguido, un po' come quando le correnti calde e fredde si incontrano partorendo un tornado oppure, per non essere troppo condizionati dalla cultura yankee, ricorda quella situazione molto nostrana, con un solo pollaio e una moltitudine di galli ad aggirarsi fra le poche galline. 
Intendiamoci, scrivere è bello, richiede un certo impegno e ha sicuramente i suoi risvolti sulla buona salute e l'ottimismo generale. 
Ognuno ha la sua storia da raccontare, il suo target di lettori da raggiungere e l'ambizione di migliorare con il tempo come un Barolo delle Langhe. 
Perciò è positivo che la storia nel cassetto prenda la strada del cyberspazio e altrettanto bello che i pregiudizi sullo scrittore di best seller si disintegrino a fronte di certi, incredibili successi (non in questo paese, resti inteso) nati da opere edite da piccoli editori o totalmente "homemade", messe in commercio senza un editore tradizionale e diventate oggetto di contratti milionari a suon di classifiche di Amazon. Quindi sì, la pratica dell'autopubblicazione prende piede, i piccoli editori si moltiplicano, i concorsi letterari sono più affollati degli stadi alla domenica pomeriggio, le tipografie prosperano e le librerie sono invase da testi sempre nuovi. Capita anche che vi siano più presentazioni di libri di una volta e molti più eventi mondani imperniati sulla letteratura. 
Buono, non ho davvero nulla da eccepire. Il fenomeno è figlio dei nostri tempi, sintomo di libertà e stimolo economico nuovo. Insomma, io ci vedo molte cose positive, fatta salva la libertà di ognuno di rifiutare la proposta di un autore non referenziato o peggio, capace di convincere della propria povertà di talento e scarsezza di ispirazione nelle poche pagine di anteprima che normalmente gli shop on line concedono al potenziale acquirente. 
Ma questa è un'altra storia.
Il problema è l'autore, il suo brutto carattere che emerge assai spesso, qualche volta cagionato dalla frustrazione per le scarse vendite, qualche volta perché si ha un brutto carattere e basta, solo che prima lo sapevano in pochi.
Perché, se una volta si era fatta l'Italia ma si era mancato di fare gli italiani, adesso si è messo in piedi un pauroso apparato che prospera sugli scrittori, senza che questi siano mai stati formati. Insomma, dopo qualche anno di frequentazione assidua dei social, mi sono fatto un'idea degli archetipi che più ricorrenti nella sterminata galassia dei nuovi autori e ci voglio scherzare un po' su, sperando di non offendere nessuno.
Eccoli:


QUELLO/A DELLE RECENSIONI





Fra tutti è il più diffuso. 
Non gli importa nulla della maggior parte di granchè di qualcosa, ha il collegamento con Amazon tenuto in bella vista nella barra dei preferiti e consulta il numero delle recensioni pertinenti il suo libro almeno sedici volte al giorno. Rifiuta l'evidenza che il vero lettore, di solito, non recensisce ma legge, giudica e molto spesso tende a tenere per sé il giudizio Quello delle recensioni, a ogni nuova recensione posta lo screenshot dello schermo, esasperando le dimensioni del ritaglio fino a sgranare l'immagine. Del fatto che la recensione potrebbe essere dello zio gli importa assai poco e ancora di meno che, a soli due giorni dall'uscita del suo lavoro, i pareri siano più di centosettantadue e tutti o quasi con quattro stelle tendenti alla quinta (non son sicuro che esista la quinta stella ma mi piaceva l'idea). Quello delle recensioni, quando è a livello patologico, compra pacchetti di opinioni e tende a lasciarsi tentare da quello sconto sull'offerta da duecentocinquanta, comprensiva della newsletter a casaccio e del cartonato dell'autore in scala naturale.




QUELLO/A CONTRO IL SISTEMA





E' raro ma molto presente in tutte le disamine e polemiche sul mondo dell'editoria. 
Odia le grandi case editrici in quanto tali e le piccole case editrici in quanto tali. Sulle medie non si pronuncia, anche se, si intuisce, ha di loro un'opinione poco lusinghiera. Prova rabbia contro i distributori, la gran parte dei librai e tutti gli scrittori in self publishing. 
 Vorrebbe eliminare i salotti letterari, i concorsi, le presentazioni e le kermesse in materia di libri. Non legge gli autori mainstream in quanto troppo adeguati alle esigenze commerciali becere e rifugge dai piccoli autori, a suo dire incapaci di persuadere la Sperling & Kupfer di fare un best seller del loro romanzo. Ha un'opinione pessima del lettore medio, non si fida di una pubblicazione che non sia stata tradotta in almeno quattordici  lingue (delle quali la metà morte) e attinge, ma storcendo il naso, alla sola letteratura straniera, di solito in area sud-est asiatica, ex Unione Sovietica o balcanica.



QUELLO/A DELLE PRESENTAZIONI

Alla pari di quello contro il sistema non ha fiducia nella distribuzione (devo dire che su questo argomento mi trovo in accordo totale). Si arma di volontà di ferro, cartina geografica e tempo e gira l'Italia per piazzare il suo libro. Feste di paese, librerie, biblioteche, trattorie con degustazione, location suggestive prese in affitto, autogrill e il salotto buono della zia ricca. Qualunque posto si presti alla presentazione è la sua meta. Ecco, nei confronti di questo tipo di autore porto il massimo rispetto, perché infine ha un buon numero di vendite e perché privilegia il rapporto umano piuttosto che lo spam sul web e le inutili polemiche che ne conseguono.



QUELLO/A DELLA GRAMMATICA E DELL'ORTOGRAFIA




Non gli importa nulla della coerenza del racconto, della tenuta di strada della storia, della buona riuscita dei personaggi. Ritiene che l'originalità e la ricchezza dei contenuti di un romanzo non abbiano alcuna importanza, così come i dialoghi e l'articolazione intrigante della trama. Quello della grammatica e dell'ortografia, di solito, ha scritto un libro solo, molti anni prima, e odia qualunque scrittore al mondo sulla base di quell'unica preposizione articolata usata a sproposito a pagina 172, di un tempo verbale incoerente scappato di mano nel capitolo 11 e di quel maledetto congiuntivo,  sfuggito a tre diversi correttori di bozze e alla profia del liceo, che ha letto tutto il testo senza accorgersi dell'anomalia. 
Quello della grammatica e dell'ortografia recensisce ogni singolo libro in commercio e lo stronca sistematicamente, trovando quell'errore che sapeva di trovare.
Il suo libro, naturalmente, sarà il testo unico sulla buona scrittura, il riferimento universale delle regole ortografiche, la bibbia degli scrittori di ogni dove, l'incarnazione di Cechov in carta e pixel.


QUELLO/A DELLE CAPRE

E' raro a sua volta, ma si fa sentire. 
Allestisce in casa l'altarino con la foto di Sgarbi e Umberto Eco e odia con tutta la forza chiunque scriva libri di narrativa. In verità no, ammette in qualche caso la narrativa, ma solo se dietro ci sono lunghe ricerche in polverose biblioteche, viaggi in paesi dimenticati, missioni speleologiche in misteriosi anfratti e prime stesure partorite dopo anni e anni di doloroso travaglio e un paio di ricoveri per stress. Quello delle capre si schifa della letteratura di genere, che aborrisce, considera degno del nome di libro un testo che abbia abbondantemente superato le centomila parole e, di solito, non intrattiene rapporti con i colleghi. Ha in comune con quello/a delle presentazioni la volontà di fare migliaia di presentazioni, ma solo in sedi prestigiose e permeate di storia. Non disdegna chiese sconsacrate, antichi manieri e circoli culturali, ma solo di un certo livello. 
Per lui, tutti gli altri, compresa buona parte dei suoi lettori (che già sa non comprenderanno la profondità delle sue elucubrazioni), sono solo e semplicemente delle capre.



QUELLO/A CHE LITIGA






Esiste e non è così raro. 
Figlio di un'italica propensione alla polemica e frustrato a sua volta per lo scarso successo editoriale, tende a disinteressarsi della promozione dei suoi libri e si concentra su quelli dei concorrenti. Divide con quello dell'ortografia e della grammatica la medesima ossessione per lo strafalcione ma i litigi (che alimenta a mezzo social) partono sistematicamente facendo riferimento più o meno esplicito a un certo collega scrittore, colpevole a suo dire di averlo superato in classifica (sempre la solita classifica di Amazon), facendo ricorso a mezzi poco leciti e peccando di imperdonabile ineleganza. Quello che litiga risponde alle obiezioni alla sua polemica invitando i suoi concorrenti a cercarsi un editore degno, un correttore di bozze all'altezza, un grafico capace. Quello che litiga, litiga. E' del tutto inutile tentare di indirizzare la discussione su argomenti costruttivi. Quello che litiga ha punti di contatto con quello delle recensioni, che ti sbatte in faccia per dimostrare che lui ha successo, che raggiunge cuori e cervelli e fa vibrare le corde dell'anima, e tutto questo mentre il concorrente imbratta carta senza dignità.


QUELLO/A TROPPO FELICE


Esce il suo libro e il mondo cessa di ruotare. Tutto l'universo conosciuto ha un singulto e sembra che, per ripartire, abbia bisogno di una spinta.
E' così felice che non si rende conto di avere mandato una newsletter a settecentomila persone e che i social stanno andando in overdrive a causa della ripetizioni compulsive dei suoi post promozionali. Si fa fotografare con il libro in dodici differenti pose e ringrazia. Ringrazia tutta la parentela, l'amore della sua vita, l'editore con l'intero staff e il corriere che ha consegnato le sue copie autore. E' così felice che si prepara immediatamente un video promozionale del libro, un paio di interviste sul tubo e anche svariate foto nell'atto di firmare autografi a qualche salone dell'editoria. E' così felice che cita dei brani del suo romanzo a reti unificate e anzi, qualche volta ricorre a un attore/attrice per farli leggere da voce bene impostata.
Quello troppo felice, di solito, dopo una settimana scompare.

1 commento:

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