Il tramonto nutre la pelle indorata dal sole. Riflessi caldi fra le gote, le labbra e nella
cascata di capelli neri che curvano sulle spalle nude. Si intuisce una barca a
vela sullo sfondo blu di un mare estivo e il profilo di un’isola inghiottita
dall’orizzonte. Naxos 2024, dice la didascalia. 220 commenti.
Sei magnifica ❤️ ❤️
Dimmi dove, che arrivo 🛫
Nos vemos, señorita.
Quattro stipendi, sei da operaio, molti
mesi di lavori saltuari. È il valore di quella bicicletta rossa appoggiata
sulla roccia in cima alla montagna, fotografata dietro le ginocchia che si
toccano.
Che gambe, baby!
Hai voluto la bici?
Bella a qualunque quota ོ⋆☀︎ᨒོ
Gli occhi sono di un azzurro
malinconico e profondo, grandi come fari sul mondo e la foto non è il risultato
di filtri truffaldini, è vera come il cielo.
La piscina nella solitudine delle due
del pomeriggio, le foglie morte ai piedi di un bosco di faggi, lo yoga e i
tappetini allineati sul parquet, il parabrezza dell’auto inondato di pioggia e
sempre il medesimo commento: adesso, così.
Marshall è un Labrador di tre anni,
vaporoso come una nuvola. Uno scatto ogni quattro è per lui. Al parco, in
centro con il giornale in bocca, in auto con la testa fuori dal finestrino e le
orecchie piegate al vento.
Adesso, così.
Fedele amore!
Vi porterei a spasso tutti e due,
mattino e sera ;).
Bello Marshall ! 🐶🐶.
Spiacenti, non è possibile accettare
nuovi followers su questa pagina.
Gli occhi azzurri e malinconici
piangono. Le lacrime impregnano la benda attorcigliata che attraversa la bocca
e comprime la lingua. È l’odore della paura a rovinare la poesia. Adesso, così,
legata al termosifone, crocifissa, con le ginocchia al petto e i capelli scompigliati.
Il ladro smette di scrollare il
telefono e si alza.
Lei è piccola, lui imponente. È
pauroso, il naso premuto sotto la calza di nylon e le labbra deformate. Si
inginocchia accanto e lei chiude gli occhi e caccia il collo fra le spalle. Ha
paura. Non ne aveva quando era entrata in casa con Marshall, anzi, rideva
mentre guardava un video divertente e un colpo di pistola si era infilato nel
collo del cane appena si era mosso per aggredire l’intruso. L’ultimo guaito si era spento con lui. Una
pozza di sangue ha impregnato il pelo e coagula accanto al tappeto con la
scritta: BENVENUTI SE PORTATE RICCHEZZA.
Adesso, così.
La voce cavernosa mette paura.
Scaturisce da un grosso collo e da enormi polmoni ma sembra vibrare
direttamente da un pozzo.
«Perché scrivi “adesso, così” nella
foto ai pasticcini della Dolcevita se non sei lì, ma fuori dalla porta di casa
tua. Io ci avevo investito la mattinata!»
Non può parlare.
La sensazione è che la benda si infili
in gola per strozzarla e allora il ladro appoggia la volata della sua Ruger nel
centro della fronte e stipula la condizione unilaterale: io sono armato, tu sei
legata.
Si alza, scosta la tendina e vede solo
la campagna mescolata alle brume del mattino. La strada è lontana e il
luccichio di un’auto solitaria garantisce che non ci sono seccature per un
ladro sorpreso in casa. La benda viene via assieme a una ciocca di capelli. La
tosse si sovrappone alle prime parole del ladro.
«Mi dispiace per il tuo cagnone. Davvero,
non sono un figlio di puttana, ma lui stava per saltarmi alla gola e io sparo
veloce. Il mondo è proprio un posto di merda, sei obbligato a specializzarti in
qualcosa» solleva la rivoltella che puzza ancora di polvere da sparo. «Questo è
il mio master universitario»
Lei è troppo impegnata a respirare, e
allora l’intruso continua.
«Fra un po’ me ne vado, senza antipatiche
lungaggini. Consiglierei di seppellire il cane così com’è e di non fare sapere
la cosa, di elaborare un dignitoso lutto in solitudine. Dirai che è andato giù
all’improvviso, dopo che sei rientrata da un giro in centro, o inventati una
storia che ti piace, che hai preso una pala e che hai fatto un buco, e che sarà
vicino a te per sempre, nel tuo bel giardino»
Nello sguardo di lei si legge
rassegnazione e paura. Sa che una sua denuncia servirà a poco, che nessuno la
proteggerà e che la sua enorme casa vuota è troppo isolata per chiamare aiuto. Ha
capito che l’uomo dietro il collant conosce tutto di lei, orari, abitudini,
passioni e amicizie. Non fa tempo a pensare che arriva la conferma.
«Se sento puzza di sbirri, se scopro
che sono braccato e che tu magari sei protetta, prendo una persona a caso fra i
tuoi contatti e la faccio trovare ammazzata, proprio come il tuo Marshall,
comprato quando era cucciolo e toilettato una volta al mese, due in inverno,
quando le strade sono piene di fango. L’hai scritto tu, se ricordo bene»
«Non sono ricca. Perché proprio io?»
Il ladro deglutisce ma si capisce che
vorrebbe sputare. Il suo volto è orribile attraverso la fitta rete color carne.
«Cara Barbara, o Barby, o Barby Doll,
come ti fai chiamare dai tuoi amici morti di figa. Tu hai ostentato un Rolex
che costa come un anno di lavoro di mio padre operaio. L’hai mostrato in mille
foto, in abito da sera, in pigiama, in costume e guarda che bravo che sono,
l’ho trovato in due minuti nel cassetto del comodino, e sai una cosa Barby
Doll?»
Barbara lascia cadere la nuca contro il
termosifone. «Cosa devo sapere?»
«Che mio padre è morto. Silicosi, dopo
una vita passata a tagliare le pietre e che tu quel giorno eri a Porto Cervo
davanti a un aperitivo blu con l’ombrellino. Oggi, così, avevi commentato»
Le lacrime scorrono fino al mento, il
naso cola, la voce è spezzata. «Mi dispiace per tuo padre, ma non ero a Porto
Cervo»
«Ah no, è dove?»
«Alghero»
«Che imperdonabile gaffe Barby Doll, ma
rimedierò. Quando piazzerò il tuo Rolex ci andrò, sia lì che là»
Barbara guarda Marshall. Lo ha amato
come un figlio. È orgogliosa di lui, viziato e coccolato ma caduto per
difenderla. Non riesce a levare gli occhi da quel mucchio di pelo immobile.
Il ladro infila la rivoltella nella
tasca posteriore dei pantaloni.
«Ti aiuterò a seppellirlo, dai. Sul
retro, però»
Non potrà nemmeno scattargli una foto.
Troppo evidente la ferita nel collo e il sangue raffermo. Oggi, così, avrebbe
scritto.
«Scavo la fossa, voglio dire, mi va di
congedarmi da gentiluomo. Non è consigliabile che tu maneggi una pala e io una
pistola. Sono veloce, te l’ho detto»
C’è solo una cosa peggiore di una
proposta non trattabile e quella è una proposta non trattabile moderata da una
calibro nove.
«Va bene. Se mi sleghi ti faccio
vedere. Dietro casa la terra è morbida»
«Eh ma c’è una conseguenza. Mi porterò
via il tuo anello con diamante. Non sono stato bravo a trovarlo e di là, mi
perdonerai, ho messo tutto sottosopra, ma lo sogno da quando lo hai fotografato
con la mano sul muschio. Dov’eri, a Cervinia?»
Barbara scuote la testa
«Saint Moritz»
«Ah, posti fuori mano» Si china per
slegarla. Non lavora sui nodi, sfila di tasca un coltello da cacciatore e
taglia la corda con un colpo secco. Barbara avverte il peso di quel corpo
enorme e l’odore dei vestiti troppo sfruttati. «Quando piazzo l’anello mi ci
faccio un weekend»
«Sono soldi di mio padre»
«Che è ricco»
«Che è
morto, proprio come il tuo»
«E che faceva tuo padre?»
«Era in politica»
«Allora mi dispiace
per lui ma non gli farò visita al cimitero…»
«Qualcuno deve fare
il politico»
«Certo, c’è chi ruba e chi ruba ma lo
chiamano onorevole»
C’è qualcosa di scivoloso in quell’uomo,
roba da maneggiare con cura e le cose si sa, possono sempre peggiorare.
Il suo cellulare avvisa di un nuovo
messaggio. Il ladro lo prende e scrolla.
«Chi sarà?»
«Non so, ne ricevo tanti»
Barbara è appesa al tubo di carica del
termosifone con il braccio ancora legato. Strofina la manica di quello libero
sotto al naso, ma vede che dietro la calza la faccia deformata si fa severa.
«Chi è che ammazzeresti, Barby Doll?»
Barbara è confusa. Ha la gola in fiamme
per gli acidi che salgono dallo stomaco, un acufene che la martella e la testa
che gira. Non sa cosa rispondere e tace. Non è una voce compassionevole quella
che sente, è quella che arriva dal fondo del pozzo, carica di una rabbia che
esonda.
«Ammazzeresti tutti quelli che
protestano e chi rompe i coglioni perché non è capace di fare soldi?»
È una chat, cominciata la sera prima e
interrotta per l’ora tarda. L’amica era infastidita da proteste e
manifestazioni, perché aveva perso tempo dentro un ingorgo e le era saltata una
cena: gente che non ha un cazzo da fare, aveva scritto.
«È solo lo sfogo di un’amica…»
«Eh ma tu le dai ragione!»
«Slegami, ti prego»
Il dito corre veloce sullo schermo e il
ladro è inorridito. Cammina per la stanza, allunga il passo e scavalca il corpo di Marshall,
si avvicina, deforma la bocca con una smorfia, gira, ripete e torna. I commenti
a voce alta sono tronchi, non sempre comprensibili. Rimane col cellulare pizzicato
tra i polpastrelli. L’ultimo commento taglia come un rasoio.
«Dovrò pulire bene il monitor, dopo…»
Barbara sente il gelo che sale e che irrigidisce
lo stomaco. Dopo? Dopo cosa?
Dito che scorre, occhiata al monitor,
occhiata storta verso di lei. Barbara sente che la vescica sta per cedere e
agita il bacino strusciandolo sul pavimento. La corda lacera il polso, e le dita
scrollano, e lo sguardo accusa.
«Qui si dice una cosa orribile»
Barbara piagnucola. «Dovevamo
seppellire Marshall…»
«Ma è veramente orribile!»
«Non l’ho scritta io!»
È un placcaggio. Il ladro le piomba
addosso e strattona il colletto. La nuca sbatte contro gli elementi in alluminio
e lei sente l’alito caldo attraverso il collant. Impossibile mettere a fuoco il
monitor quando si scuote a cinque centimetri dal viso.
«E allora chi cazzo è Barby Doll?»
«No, no, stai calmo per favore. Era per
assecondare un’…»
Il volo del cellulare termina contro la
parete sopra al divano e adesso è un buco da nove millimetri, altrettanto difficile
da mettere a fuoco.
La sera prima era a letto, Marshall
addormentato sul tappeto, la Tv che borbottava un rosario di brutte notizie. Quando
l’amica aveva sollevato il problema, quando la chat aveva esordito con un
laconico “Ciao Barby, sei sveglia?” lei aveva accettato la conversazione e letto
con gli occhi pesanti. Aveva pensato che sarebbe stato orribile mettere in
pratica quelle idee ma che, tutto sommato, l’amica aveva ragione.
Ha la sensazione che quell’uomo sappia
leggere il pensiero.
Il ferro della rivoltella sbatte sulla
fronte e Barby Doll è pessimista.
Ci sono quei giorni dove tutto va male.
Oggi, così.

Nessun commento:
Posta un commento