giovedì 5 marzo 2026

Il rumore di fondo. Manuale di sopravvivenza per scrittori di talento in un mercato che preferisce l'aperitivo




...e per  oggi intendo gli ultimi trent'anni.

Sì perché, prima di allora, essere scrittori era un titolo di merito e si guadagnava il rispetto perpetuo. I commenti della gente erano sempre benevoli:

sai, quello ha pubblicato un libro e adesso guadagna un mucchio di soldi;

è stato quattro anni in Tibet e racconta il suo vissuto;

avrei voluto sentirlo alla presentazione ma il palazzetto dello sport era pieno, quella sera.


E prima ancora, quando scrivere voleva dire cestini pieni di carta appallottolata, macchine Olivetti prese usate dal catasto, lunghe ricerche in umide biblioteche, correzioni di bozze a matita rossa, copie carbone, il lavoro di mesi affidato alla copisteria di quartiere e pile di buste da affrancare e spedire ovunque. 

Ma se pubblicavi era fatta. Iscritto nell'albo dei vincitori, scolpito nelle lapidi del tuo paesello, invitato alle feste patronali, consultato a ogni occasione da giornalisti a caccia di opinioni su qualunque argomento. Diventavi il Renzo Arbore della letteratura, praticamente.

Poi è arrivata l'autopubblicazione, l'offerta di titoli in commercio si è centuplicata e le case editrici, per non essere da meno, incrementano il loro catalogo (qualche volta tappandosi il naso, evidentemente) e si sviluppano corsi di marketing - strateghi, strategie e video blog per aiutare lo scrittore senza ispirazione né talento, spinto solo dalla voglia di rivendicare il suo ruolo nella rivoluzione e pronto a tutto - specialmente a fottere i colleghi.

Avete capito bene. L'autore rampante, consapevole della sua inattitudine alla scrittura, tenta (e molto spesso riesce) di levare visibilità a chi scrive con talento e convinzione. Book Party (un aperitivo in cambio di un download), recensioni comprate a pacchetti di 50-100-150, giornalisti compiacenti, numerosi amici (evidentemente soddisfatti dell'aperitivo) che fanno quadrato con un muro di commenti favorevoli e condivisioni, firmacopie e presentazioni a nastro. Altri amici disposti a stroncare le opere degli altri.

E dalla malattia scaturiscono gli anticorpi.

Dapprima qualcuno storce il naso, si chiede se questo fenomeno della proliferazione di scrittori non sia qualcosa di deleterio, poi arriva una vera e propria diffidenza malcelata, fino all'odio e alla dura presa di posizione:

non leggerò mai un autore che non sia stato ricevuto al late show o che non abbia vinto un premio nazionale.

Falso. I premi, con l'andare delle cose, non servono a nulla.

Lo dico perché ne ho vinti 5 ma le obiezioni sono state:


E vabbè, c'eri solo tu.

E l'interfaccia di Terminator, quella a sfondo rosso sulla quale il processore dell'androide suggeriva le possibili soluzioni, propone un ventaglio di risposte o atteggiamenti da assumere:

1- C'erano 200 candidati.

2- C'erano 200 candidati, coglione!

3- La giuria era autorevole, gente nell'editoria da lustri, critici, giornalisti.

4 -Terminare l'interlocutore.


oppure.


Allora vinci lo Strega, se pensi di essere bravo.

Quindi adesso arriva il film?


Interfaccia di Terminator:


1- Per partecipare allo Strega devi avere dietro un editore importante.

2- Televisioni e piattaforme si muovono solo su proposte degli editori con contatti in quel mondo e sono meno di quello che pensi.

3 - Terminare l'interlocutore.


La diffidenza è legittima. L'odio è incomprensibile.

Qualcuno che si ritiene intelligente e generalizza come un qualunque idiota. 

Leggi di autentiche crociate, portate avanti da gente infastidita da troppa mediocrità sul mercato (hanno ragione ma è una evidenza statistica che aumentando i candidati, crescono anche le probabilità di trovare un campione)

È capitato con la responsabile di un blog importante, l'odiatrice di tutte le odiatrici. Prima invoca una legge per bloccare piccoli editori e autopubblicazione, poi si lamenta di avere la vita rovinata e che non leggerà mai nulla che non sia uscito dalla tipografia di un grande gruppo multinazionale e favorevolmente recensito dalla stampa mainstream. Inutile argomentare.

"Odio quelli come voi!"

"Ne hai ben donde ma...tutti?"

" Nessuno escluso"

"Bè, potresti leggermi un capitolo, tanto per ricrederti"

"Odio quelli come voi!"


L'interfaccia a sfondo rosso frigge come una tv col cavo dell'antenna rosicchiato:


1 - Ci sono molteplici variabili che talvolta hanno influsso negativo sulla carriera di un autore.

2 - Qualche volta è l'ambiente. Sai, la nicchia di Milano non è esattamente come quella di Femminamorta in provincia di Pistoia.

3 - C'è un rumore di fondo che rende invisibili gli autori di qualità, offuscati, quantomeno. Cioè, devono gridare fino a sputare le tonsille!

4- Terminare l'interlocutore 


E percepisci che il lancio del tuo nuovo romanzo sui social suona come un insulto. (i social sono da evitare. Troppi cretini a piede libero)

Aspetti la bella stagione e le occasioni per presentare e stare a contatto con il pubblico. Quelle cose, nutrono.

E qualche volta vince quel pessimismo che striscia come i serpenti di Indiana Jones.

L'interfaccia a sfondo rosso elabora la domanda. Ventilatore in tilt. Qualche secondo di attesa.

1 — Era meglio quando si stava peggio. 

2 — Si spera in un futuro migliore. 

3 — La naturale compensazione delle cose esiste ed riporterà tutto in equilibrio. 

4 — Terminare l'interlocutore.

Selezionata opzione 4. 

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