...e per oggi intendo gli ultimi trent'anni.
Sì perché, prima di allora, essere scrittori era un titolo di merito e si guadagnava il rispetto perpetuo. I commenti della gente erano sempre benevoli:
sai, quello ha pubblicato un libro e adesso guadagna un mucchio di soldi;
è stato quattro anni in Tibet e racconta il suo vissuto;
avrei voluto sentirlo alla presentazione ma il palazzetto dello sport era pieno, quella sera.
E prima ancora, quando scrivere voleva dire cestini pieni di carta appallottolata, macchine Olivetti prese usate dal catasto, lunghe ricerche in umide biblioteche, correzioni di bozze a matita rossa, copie carbone, il lavoro di mesi affidato alla copisteria di quartiere e pile di buste da affrancare e spedire ovunque.
Ma se pubblicavi era fatta. Iscritto nell'albo dei vincitori, scolpito nelle lapidi del tuo paesello, invitato alle feste patronali, consultato a ogni occasione da giornalisti a caccia di opinioni su qualunque argomento. Diventavi il Renzo Arbore della letteratura, praticamente.
Poi è arrivata l'autopubblicazione, l'offerta di titoli in commercio si è centuplicata e le case editrici, per non essere da meno, incrementano il loro catalogo (qualche volta tappandosi il naso, evidentemente) e si sviluppano corsi di marketing - strateghi, strategie e video blog per aiutare lo scrittore senza ispirazione né talento, spinto solo dalla voglia di rivendicare il suo ruolo nella rivoluzione e pronto a tutto - specialmente a fottere i colleghi.
Avete capito bene. L'autore rampante, consapevole della sua inattitudine alla scrittura, tenta (e molto spesso riesce) di levare visibilità a chi scrive con talento e convinzione. Book Party (un aperitivo in cambio di un download), recensioni comprate a pacchetti di 50-100-150, giornalisti compiacenti, numerosi amici (evidentemente soddisfatti dell'aperitivo) che fanno quadrato con un muro di commenti favorevoli e condivisioni, firmacopie e presentazioni a nastro. Altri amici disposti a stroncare le opere degli altri.
E dalla malattia scaturiscono gli anticorpi.
Dapprima qualcuno storce il naso, si chiede se questo fenomeno della proliferazione di scrittori non sia qualcosa di deleterio, poi arriva una vera e propria diffidenza malcelata, fino all'odio e alla dura presa di posizione:
non leggerò mai un autore che non sia stato ricevuto al late show o che non abbia vinto un premio nazionale.
Falso. I premi, con l'andare delle cose, non servono a nulla.
Lo dico perché ne ho vinti 5 ma le obiezioni sono state:
E vabbè, c'eri solo tu.
E l'interfaccia di Terminator, quella a sfondo rosso sulla quale il processore dell'androide suggeriva le possibili soluzioni, propone un ventaglio di risposte o atteggiamenti da assumere:
1- C'erano 200 candidati.
2- C'erano 200 candidati, coglione!
3- La giuria era autorevole, gente nell'editoria da lustri, critici, giornalisti.
4 -Terminare l'interlocutore.
oppure.
Allora vinci lo Strega, se pensi di essere bravo.
Quindi adesso arriva il film?
Interfaccia di Terminator:
1- Per partecipare allo Strega devi avere dietro un editore importante.
2- Televisioni e piattaforme si muovono solo su proposte degli editori con contatti in quel mondo e sono meno di quello che pensi.
3 - Terminare l'interlocutore.
La diffidenza è legittima. L'odio è incomprensibile.
Qualcuno che si ritiene intelligente e generalizza come un qualunque idiota.
Leggi di autentiche crociate, portate avanti da gente infastidita da troppa mediocrità sul mercato (hanno ragione ma è una evidenza statistica che aumentando i candidati, crescono anche le probabilità di trovare un campione)
È capitato con la responsabile di un blog importante, l'odiatrice di tutte le odiatrici. Prima invoca una legge per bloccare piccoli editori e autopubblicazione, poi si lamenta di avere la vita rovinata e che non leggerà mai nulla che non sia uscito dalla tipografia di un grande gruppo multinazionale e favorevolmente recensito dalla stampa mainstream. Inutile argomentare.
"Odio quelli come voi!"
"Ne hai ben donde ma...tutti?"
" Nessuno escluso"
"Bè, potresti leggermi un capitolo, tanto per ricrederti"
"Odio quelli come voi!"
L'interfaccia a sfondo rosso frigge come una tv col cavo dell'antenna rosicchiato:
1 - Ci sono molteplici variabili che talvolta hanno influsso negativo sulla carriera di un autore.
2 - Qualche volta è l'ambiente. Sai, la nicchia di Milano non è esattamente come quella di Femminamorta in provincia di Pistoia.
3 - C'è un rumore di fondo che rende invisibili gli autori di qualità, offuscati, quantomeno. Cioè, devono gridare fino a sputare le tonsille!
4- Terminare l'interlocutore
E percepisci che il lancio del tuo nuovo romanzo sui social suona come un insulto. (i social sono da evitare. Troppi cretini a piede libero)
Aspetti la bella stagione e le occasioni per presentare e stare a contatto con il pubblico. Quelle cose, nutrono.
E qualche volta vince quel pessimismo che striscia come i serpenti di Indiana Jones.
L'interfaccia a sfondo rosso elabora la domanda. Ventilatore in tilt. Qualche secondo di attesa.
1 — Era meglio quando si stava peggio.
2 — Si spera in un futuro migliore.
3 — La naturale compensazione delle cose esiste ed riporterà tutto in equilibrio.
4 — Terminare l'interlocutore.
Selezionata opzione 4.

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