lunedì 9 luglio 2018

Cinquanta sfumature di tattica

Ci avete fatto caso?
Sono sicuro di sì.

L'aumento esponenziale del numero degli scrittori ha creato un vero e proprio indotto. Sono aumentati gli editori, gli spazi per l'esposizione nei saloni dedicati (e di conseguenza anche gli introiti di chi organizza gli eventi) e, non ultimo,  il fatturato delle tipografie. 
Purtroppo, a causa di un effetto collaterale piuttosto prevedibile, sono calate le vendite, si è paurosamente ridimensionata la qualità ed è crollato il numero di centimetri quadrati che i librai possono mettere a disposizione del prodotto. Inoltre, il tempo di cui quest'ultimo potrà godere per restare nel classico posto al sole, magari dentro una vetrina del centro e accanto all'ultima creatura di qualche mostro sacro d'oltreoceano, si conta ormai col cronometro dei centometristi. 
Questa offerta in continuo rialzo ha fatto anche in modo che si moltiplicassero tutte le iniziative propedeutiche alla produzione di un libro, tipo le agenzie letterarie più o meno serie, i blog in argomento, le pagine sui social che promettono di dare visibilità e quello sgomitare poco elegante, che i vari autori mettono in pratica per farsi notare nel cuore dell'area di rigore. 
E qui sono arrivato al punto.Voglio usare una metafora calcistica perché, secondo me, mette a fuoco il fenomeno meglio di qualsiasi altra cosa.


L A   T A T T I C A 





Partendo dal presupposto che nessuno nasce imparato, che si deve essere umili sempre e che si deve prestare attenzione a chi ne sa di più (e pure di meno perché ammettiamolo, anche chi dice cazzate a nastro riesce a imbroccare qualche verità ogni tanti minuti di sproloquio), ascolto da anni le disamine più diverse sul come aumentare le vendite, presentarsi in pubblico, proporsi on line, costruirsi un cartonato accattivante da piazzare sulla porta di tutte le librerie, pronunciare solo frasi che passeranno alla storia dopo che qualche scalpellino le avrà scolpite nel marmo. Diventare un monumento.

Le correnti di pensiero sono diverse ma mi sento di riassumerle in tre grandi tronconi:






Il pensiero positivo. 

Ovvero autosuggestionarsi che tutta la storia della letteratura, da Ariosto in poi, è stata unicamente un riempitivo, le majorettes prima della partita, il gruppo spalla un po' fracassone che precede la grande star, cioè tu. Questa forma di pensiero presuppone sorrisi continui a numerosi denti, tinta o rinfoltimento della capigliatura qualora necessario, ingenti spese dall'estetista e un autentico salasso per rivolgersi al fotografo professionista, per mettere a fuoco degli scatti da mostra dell'arte. Presuppone anche la presenza a ogni evento mondano, con un codazzo di veline serventi a seguirti ovunque e una reperibilità H 24  per rispondere alle lettere plaudenti dei tuoi fan, che non dovrai mai deludere. E infine, ma non per ultima cosa, dovrai anche procurarti una costosissima penna d'oro Mont Blanc, per autografare le copie vendute ad ogni singolo evento mondano (sempre con il fedele cartonato piazzato sulla porta della prestigiosa sede e le veline ossequianti a congedare i tuoi fan con un sorriso).










Il pensiero negativo. 

Vale a dire proiettarsi nell'ordine di idee che lo scrittore avrà qualche flebile speranza di successo solo dopo morto, che un mostro gigantesco e ingordo si mangerà ogni singolo centesimo che faticosamente avrà guadagnato, che solo alcuni eletti si meriteranno l'attenzione dei lettori. Occorre levarsi dalla testa che si possa essere fortunati. Qualunque autore di successo non sarà delle tue parti, non parlerà la tua stessa lingua e sarà infinitamente più dotato, ispirato, intuitivo, accompagnato sulla strada dell'immortalità da un suo speciale angelo custode, con le ali rigide come la copertina di un best seller. 

Il pensiero negativo non propone alternative, si limita a scuotere la testa suggerendo tattiche di difesa a oltranza, nella  speranza assai vana di trascinare ai rigori gli imbattibili avversari. Diciamo che se hai Cristiano Ronaldo in campo, quelli del pensiero negativo ti suggeriranno di richiamarlo in panchina per fare entrare Crisantemo. 
Quelli del pensiero negativo, inoltre, diranno che è tutto inutile, che sei brutto, scoordinato, inopportuno, che parli mangiandoti le parole, indisponi i tuoi potenziali lettori con un'alzata di sopracciglia  e che, a ogni presentazione del tuo libro, le tue ascelle avvelenano la sala con il loro odore troppo presente. 





Il pensiero costruttivo. 
Ovvero spaccarsi di fatica curando ogni dettaglio apparentemente insignificante. Dovrai sfogliare tutti i tuoi cartacei per scoprire la singola pagina con l'orecchio, quella T maiuscola stampata male al capitolo 21. Dovrai evitare di adoperare lo scotch da discount per appendere le locandine delle tue presentazioni. Dovrai andare alla ricerca di quel maledetto post scritto da ubriaco quattro anni prima su facebook, dove ti era scappato un qual è apostrofato. Sarà tuo carico convincerti che ogni fallimento sarà imputabile a te, e solo a te e ogni successo sarà merito del dio lavoro o al massimo di qualcun altro. 
Il pensiero costruttivo, calcisticamente parlando, non fa gol.
Se il centravanti avrà avuto l'ardire, l'intuizione felice e la rapidità di pensiero di segnare perché la palla passava di lì, dovrà essere immediatamente richiamato in panchina e sostituito, colpevole di avere interrotto la faticosa applicazione della tattica e del lavoro di tutta la squadra calciando maldestramente il pallone in rete. Il pensiero costruttivo non ammette il talento: lo considera un antipatico incidente di percorso da cancellare immediatamente.




Insomma, ho scherzato ma fateci caso, ascoltate per bene tutti questi contenuti, seguite con attenzione i forum di discussione e sono sicuro che mi darete ragione. 
Nel mare di parole, idee e concetti e ragionamenti e previsioni e contraddizioni cui avrete modo di assistere, mai e poi mai troverete la ricetta magica per sperare di non passare nella galassia  degli scrittori come una meteora degli anni ' 80, la sola e unica risposta a tutti i problemi e cioè:




E S S E R E   B R A V I 

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